Sono tornata da pochi giorni dal mio primo viaggio a Praga. Era la prima volta che visitavo la città, anche se non è poi così lontana dall’Italia. Ci sono stata tra Natale e Capodanno, in uno dei periodi più freddi dell’anno. Faceva davvero molto freddo, ma quell’aria pungente sembrava amplificare la magia del luogo. Praga, con la sua architettura da fiaba e le strade acciottolate, dava l’impressione di trovarsi dentro una storia già scritta. Camminando, avevo la sensazione che ogni angolo custodisse qualcosa: guglie che si stagliavano nel cielo grigio, facciate colorate coperte da una sottile brina, luci calde che contrastavano con l’inverno. I mercatini di Natale, con l’odore persistente di vin brulé e le musiche in sottofondo, contribuivano a creare un’atmosfera sospesa, quasi irreale.

Praga è però anche una città profondamente segnata dal turismo, soprattutto in questo periodo. Me ne sono resa conto in modo evidente durante la visita alla Cattedrale di San Vito, nel complesso del Castello di Praga. Ho scattato una foto in cui l’interno sembra vuoto e silenzioso, ma la realtà era molto diversa: una fila lunghissima per entrare e, una volta dentro, una folla compatta che rendeva difficile muoversi o soffermarsi. Uno spazio sacro, carico di secoli di storia e spiritualità, attraversato in fretta, come una strada qualsiasi. È stato in quel momento che ho iniziato a riflettere davvero sul tema dell’overtourism.

Sapevo che visitare una grande capitale europea a dicembre non sarebbe stato semplice, e non mi aspettavo certo il silenzio o la solitudine. Eppure, mi ha colpito quanto fosse difficile trovare un luogo che non sembrasse pensato per i visitatori. Anche le strade più appartate erano popolate quasi esclusivamente da turisti. Mi sono chiesta dove si nascondesse la quotidianità, dove scorresse la vita di chi quella città la abita davvero. Questo mi ha portata a pensare al paradosso del viaggio: il desiderio di scoprire luoghi belli e autentici e l’effetto che questo desiderio, condiviso da milioni di persone, finisce per avere sugli stessi luoghi che amiamo.

L’overtourism non riguarda solo Praga, ma molte città nel mondo. Da viaggiatrice, mi domando quali strategie verranno adottate in futuro per proteggere questi spazi e permettere loro di respirare. Nel frattempo, forse possiamo iniziare da noi stessi — anche da me — scegliendo con più attenzione quando e dove andare, accettando l’idea di rinunciare a qualcosa. Un piccolo gesto, forse, ma un passo verso un modo di viaggiare più consapevole e rispettoso delle città che continuiamo a cercare.


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